Londra 1990 parte ventottesima

Il passato è un romanzo scritto dal Fato, che tesse la sua trama sempre con gli stessi temi: l’amore e le sue meraviglie, l’odio e i suoi prigionieri, l’anima e il suo prezzo. Le nostre decisioni diventano narrativa: scelte volute dal destino che in modi inconoscibili mutano il corso del fiume della vita. Nel presente, dove si attuano decisioni e connessioni, il Fato attende sulla riva del fiume della storia, lasciandoci ai nostri errori e ai nostri miracoli, perché è solo la nostra forza di volontà che ci avvicina gli uni agli altri. La mattina dopo mentre sono in metro penso già a cosa dirà Carlo nel vedermi. Non ho ancora deciso se raccontargli la solita cazzata, frequente in molti discorsi fra uomini. Vantarmi di una scopata mai avvenuta, tanto lui non la conosce, non sa neanche dove abito e di sicuro non avrà mai possibilità di incontrarla. È però una cosa che non ho mai fatto in vita mia e non lo farò mai neanche in futuro, ho sempre nutrito un enorme rispetto per tutte le donne che ho conosciuto anche per quelle che mi hanno dato buca. Visto però il comportamento di molti uomini che si vantano e fantasticano su ciò che non sono riusciti a conquistare, non credo di essere da esempio specialmente quando mi trovo a un tavolo dove si parla solo di fica. Come deducevo Carlo mi aspetta sorridendo. Ti vedo più rilassato Toscano, andata bene ieri notte? Uno spettacolo, nottata indimenticabile. Ti ci voleva Toscano dopo tutti i tuoi flirt omosessuali. Insomma non racconti niente? Che vuoi che ti racconti, mica posso farti una cronaca minuto per minuto. Il rumore dei grossi aspiratori nascondono le mie parole, Carlo si avvicina e mi dice Ok ne parliamo dopo quando siamo in break, Non ho niente da raccontare Carlo, è sieropositiva. Meno male me lo ha detto subito un’altra magari mi scopava e via. Cazzo risponde, sei proprio sfigato, credo che l’unica soluzione è portarti dall’amica del Cinese, magari te la cavi con 30 sterline. Alla fine rispondo sembra l’unica soluzione percorribile se voglio toccare una donna. Comunque è una ragazza molto profonda con un passato balordo travolta dalla dipendenza e da qualcosa più grande di lei che le ha stravolto completamente la vita. Lo so caro amico risponde Carlo, anche a Milano ce ne sono a migliaia di storie così e già venirne fuori è un successo. Mia sorella la chiamava la regina, nessuna come l’eroina….però ti prende tutto e non ti lascia nulla.

Londra 1990 parte ventisettesima

La sera arrivo in ritardo, un altro allarme bomba e un’ora e mezza fermi in metro. Trovo la ragazza seduta sulle scale appena fuori la porta. La luce delle insegne notturne filtra dalla finestra sbattendo su un orribile riproduzione che occupa parte del muro sopra la testata del letto. Faccio una doccia dico, lei invece risponde…allora io faccio una canna….Come approccio niente male anche se non ci trovo nessuna attrazione. Sono fatto così, se una donna mi prende lo sento subito, non ho bisogno di giorni per cambiare idea. Appena esco dalla doccia lei mi ferma per un braccio e dice….te lo dico subito….sono sieropositiva….rimango con le parole che sembrano sciogliersi sulla punta della lingua come candele al sole…ah…ok…capisco è tutto quello che riesco a tirar fuori. Accende la canna e me la passa, allungo la mano,  tiro con forza e lascio salire nell’aria una grossa nuvola di fumo. Come fai a sapere, mi chiede, che l’AIDS non si attacca con la saliva. Lo so rispondo mi sono informato, anche se di informazione alla fine degli anni ‘80 ce ne era davvero poca. Vorrei dirle altro ma non ho voglia, già ci penso abbastanza io in silenzio. Prima di partire mia sorella più grande era tornata da Verona dopo anni di eroina e prigione. Se scrivessi ciò che mi ha raccontato in quei pochi giorni che si è fermata a casa ne uscirebbe un libro di diverse centinaia di pagine. Per calmarla le compravo il fumo che poi dividevamo in giardino. Fu lei, alle mie prime esitazioni a dirmi sorridendo che con la saliva non c’è nessun pericolo di contagio. Una cosa è dirlo, una cosa è farlo, rispondevo, ma alla fine l’amore per lei prevaleva sulla paura. Quando successe ancora dopo che l’AIDS era stato conclamato ebbi ancora un blocco nell allungare la mano, ma poi vaffanculo a tutto e ci divisi ancora la canna. Ci lasciò per partire con destinazione Spagna, esattamente Siviglia, Andalusia, dove poi con il Bob andammo a riprendere nel 1994 dopo che per telefono aveva espresso il desiderio di voler morire a casa. Ne ho già descritto  il viaggio di andata e ritorno se ricordo bene, nel maggio o giugno del 2008, viaggio incredibile anche perché su di lei pendeva un mandato di arresto Internazionale per spaccio, che ci dichiarò solo centinaia di km dopo aver lasciato Siviglia. Fuori piove ancora, Londra non sembra avere problemi di siccità. Dopo aver fumato ci  lasciamo andare sul letto e lei inizia a raccontare parte della sua infanzia fra palazzi della periferia di Torino, I continui scioperi degli operai e i movimenti studenteschi che ancora sfruttavano la scia del ‘68. Girava di tutto ma l’eroina la faceva da padrona. Un tiro, due i primi buchi e non esci più. Poi dopo che ho scoperto di essere positiva, il mio ragazzo che stranamente non lo era, mi ha lasciata ed allora ho deciso di cambiare aria ed eccomi qui. E tu invece, chiede come mai sei a Londra? Ho preso un treno e sono venuto, non so ancora perché, forse per l’Inglese, alla fine diciamo tutti così o forse come diceva Michelangelo Buonarroti quando guardava un pezzo di marmo, ci vedeva già dentro la forma dell’opera d’arte e che il suo lavoro non era altro che togliere il superfluo, quello di troppo che imprigionava la statua. Anche noi siamo così. Ogni cosa è già qui anche se non si vede. L’opera d’arte è già dentro di noi. C’è già tutta: noi non dobbiamo far altro che procurarci gli strumenti per liberarla. Per liberarci. Ecco ci sto provando, sto cercando di procurarmi gli strumenti e capire dove posso arrivare.

Elba

Ho le mani gonfie dai cazzotti che tiro nell’armadio di camerina. Da novanta giorni mia mamma mi manda fuori di testa. Fra reflusso, catarri, vomito e dolori delle gambe, la notte dopo le due non chiudo più occhio. Si alza ogni mezz’ora, la sento tossire, lamentarsi, andare in bagno e allora devo quasi scattare e controllare se ha bisogno per poi tornare a letto, sdraiarmi come fanno i gatti, un occhio aperto e uno chiuso, fino a che i prossimi rumori non si fanno più consistenti. Così fino a mattina quando poi forse sfinita prende sonno. Il problema è che sono sfinito pure io come era solita dire Silvia. Usava spesso L’avverbio….pure… cosa che invece io faccio raramente. Ma quando lo diceva mi faceva sorridere. Sul mangiare poi meglio stendere un velo pietoso, cucino a vista, faccio la solita spesa quotidiana per non eccedere con qualcosa che ieri avrebbe mangiato ed oggi no. Le fasciature delle gambe che con le infermiere a domicilio duravano una settimana, da quando le faccio io e siamo già a 4 mesi, durano due giorni, sfonderò l’armadio di sicuro.

Londra 1990 parte ventiseiesima

Torno su per le scale almeno butto giù un po’ di colazione….Carlo mi passa gli esercizi…Cazzo dico mi costano più della scuola….Dai Toscano risponde, che ti ho parato il culo….senti continua, domani sera al Marquee ci sono i Mano Negra che ne dici andiamo? Boia, se lo dico ad Andrea parte da Piombino per vederli, tutta l’estate scorsa con la loro cassetta, giorno e notte. Il cantante dice, oggi il famoso Manu Chau, è veramente un trascinatore e poi loro sono in tanti a suonare, sarà una bella serata. Ok dico, meno male è domani perché stasera ho un appuntamento con una ragazza dell’hotel. Cazzo dice, hai già beccato in un solo giorno. Sai rispondo, il fascino del miserabile. Che beccato, lei lavora lì, serve le colazioni e stasera ha chiesto se poteva fare un salto in camera. Niente di che, anzi anche meno di che, però perlomeno sembra femmina, dopo tanti gay, un po’ di respiro. Poi dice Carlo ho altre novità. Domenica se tutto va bene andiamo a fare in extra con un’agenzia di catering. Fuori Londra c’è una festa, servono camerieri, a proposito hai con te una camicia bianca, un gilet e un paio di pantaloni neri? Come no rispondo, li indosso la sera per servire la cena al Francese. Cosa vuoi che abbia, ho una zaino che se partissi non farei neanche il check-in lo farebbero passare come bagaglio a mano. Ok ti rimedio io qualcosa, magari i pantaloni li accorciano con qualche spilla, il problema sono le scarpe ne ho un paio ma sono bucate. Speriamo che non venga a piovere dico. So già come fare ci mettiamo dentro un paio di sottobicchieri della birra, tanto sono di cartone, te ne do una diecina così hai anche il cambio dice sorridendo. Ridi anche bastardo. Allora compratele. No voglio provare  l’esperienza delle scarpe con i sottobicchieri, magari un domani potrei lanciare una nuova moda. Sai dove è King’s Cross chiede Carlo. Si sulla linea nera per andare a Camden Town. Bravo, patiamo da lì con un bus alle otto, tanto ci pagano anche il viaggio, sono 6 pounds all’ora, due per andare e tornare e almeno otto di lavoro, all’incirca un sessantina di sterline, mica male. Buono cazzo, vada per i sottobicchieri. La giornata passa tranquillamente fra il friggere, gli insulti dei manager, gli occhiolini dolci di George che aspetta ancora un improbabile promozione e il Cinese sempre più dedito e ubbidiente. Carlo dico se in futuro divento come il Cinese sparami. Ride come sempre, almeno con queste cazzate gli libero la mente da pensieri tristi e molto frequenti. Spero che domenica ci sia una bella giornata di sole.

Londra 1990 parte venticinquesima

La mattina seguente il Francese è già in piedi alle sette. Gluca le petit dejiuner . Che minchia vuoi rispondo son sept heur….Breakfast….Oui oui rispondo….mi alzo a fatica, fuori è ancora buio, mi stiro un po’ dopo la nottata nell’amaca e scendiamo. Non passo nemmeno dal bagno, ancora non ho realizzato di averlo tutto per noi in camera. Le scale son più difficili in discesa che in salita, arriviamo al basement e troviamo una diecina di tavoli già apparecchiati. Nell’aria un odore forte di fritto misto al sudicio che arriva dalla moquette. Ci sediamo e un uomo sulla trentina con gli occhi dalla storia breve butta uno straccio lurido sul tavolo per segnalarci che era pronto per le ordinazioni. Si infila il dito medio nel naso storto, lo ripulisce sulla maglia e sospira…the’ or coffee…andiamo entrambi per il caffè, ma prima ci serve due bicchieri di un improbabile succo di arancio che di arancio ha solo il colore. Dopo poco arriva una ragazza con un vassoio e mentre ci serve un bricco con un litro di acqua sporca nera, involontariamente rovescia uno dei due bicchieri. Cazzo esclama…sorry sorry.,,.Italiana , ,chiedo, Da cosa si nota risponde. Dall’accento rispondo, si intuisce qualcosa di familiare…..sorride, altezza media, capelli lisci e raccolti in una cuffia e un colore della pelle che di sicuro non vede un raggio di sole da mesi, tra l’olivastro e lo sbiadito, , coperta da un filo di trucco dato in fretta e furia. In vacanza chiede? No siamo qui per lavoro e in cerca di casa. Auguri risponde, per la seconda scelta. Se ne va e torna con due piatti contenenti uova, bacon, salsicce, funghi e fagioli. A parte del pancarrè appena tostato. Il Francese la guarda e ringrazia io invece penso già al lunch al Mac, al quale dovrò rinunciare, così è un suicidio. Prima che ci alziamo la ragazza ripassa e mi dice….Se sei in camera ti vengo a trovare dopo le dieci. Annuisco e andiamo sopra. Una doccia e via, oggi inizio prima. Francois sembra soddisfatto della colazione. Sava gli chiedo. Oui oui se bon se bon. Meglio di quei troiai di formaggi che ti sei sparato da 4 mesi a questa parte. Non capisce ma meglio così, ci manca anche che voglia imparare l’italiano. Vado al Mac in autobus, troppi allarmi bomba ultimamente, l’IRA ha ripreso a pieno ritmo. Trovo Carlo sorridente…Ecco il Principe dice, noi poveri mortali al lavoro e lui trasloca in hotel con il taxi. Prendo tre hamburger di pesce e li tiro nella friggitrice…Friggi merda, vaffanculo…Scherzavo Toscano, quanto vi fanno pagare all Hilton? 100 in due a settimana con colazione. Avete anche il tetto risponde. No è un igloo ma non fa freddo. Per qualche settimana ok poi vedremo, anzi vedrò perché posso chiamare solo io. Saluto il Cinese e George, mi metto a friggere e mi sento tornare su la colazione, che legnata appena alzato. Poco dopo vado a buttare la spazzatura e mi fumo una sigaretta, in lontananza si sentono una serie di sirene, mi devo ricordare di comprare il giornale per cercare casa, L A/Z London altrimenti manco la strada trovo a patto che capisca qualcosa al telefono.