Londra 1990 parte diciannovesima

Sdraiato sul letto con gli occhi fissi al soffitto. Il Francese dorme, l’altro l’ho evitato passando come sempre dalla finestra. Sono quasi 4 mesi che sono partito, in fondo la sera se non guardo il soffitto c’è poco altro da fare. O la solita copia del quotidiano Italiano, letto e riletto, il libro di grammatica Inglese o qualche quotidiano Londinese dove però la parte più importante e che comprendo meglio sono le figure. Niente radio, niente tv da oltre 130 giorni, a pensarci sembra quasi impossibile. Mi passa tutto davanti, la partenza ad Ottobre con Andrea e Rolando, con i quali avevo trascorso la stagione al Club Mediterranee. Parigi, l’albergo nella zona della Bastiglia e il sogno di poter trovare lavoro nei giorni successivi. Rolando era l’unico che parlava un Francese decente, conosceva la città ed aveva molti amici. Froci come lui. Lo avevo detto ad Andrea ma lui continuava ad asserire che era solo un po’ ambiguo, che al Club si trombava addirittura la farmacista. Per me Andrea lo prende nel culo ma dal farmacista. La stanza, una tripla, aveva un lettino ed un matrimoniale. Rolando voleva a tutti i costi il matrimoniale, noi ci giocammo a testa o croce il lettino ed ovviamente persi io. La notte ogni scusa era buona per avvicinarsi, alla mattina sovente mi svegliavo rannicchiato in 30 cm di materasso per paura che altri e poco gradevoli cm si avvicinassero troppo. Dopo una lunga e vana ricerca di casa e lavoro, la sera Rolando iniziò a portarci nei locali frequentati dagli amici. Tutti gay e se non erano gay erano mezzo e mezzo gay e lesbian. Ci credi o no Andrea, chiedevo, che altro vuoi che ti dimostri, mentre sorseggiavo uno schifoso caffè lungo Francese. Andrea rideva, una delle poche persone che ho conosciuto che riusciva sempre a battermi con l’ironia. Una sera eravamo in zona Pigalle, ai piedi della collina di Montmartre, famoso quartiere a luci rosse della capitale Francese.. ci allontaniamo con una scusa da Rolando. Con lui dico ad Andrea, riusciremmo a trovare un bar gay anche qui. Iniziamo a girare per la piazza illuminata a giorno dalle insegne del Moulin Rouge e dalle decine di locali affollatissimi. Giriamo per una stradina e vediamo un edificio illuminato da decine di finestre tutte color rosso. Vai Andrea dico, andiamo almeno a rifarci gli occhi. Ad ogni piano decine di stanze aperte con all’interno le famose signorine pronte ad accogliere clienti. Facciamo altri due piani solo per curiosità dopodiché si sente un boato arrivare dal basso e subito dopo lo svilupparsi di un incendio. Fumo da tutte le parti, le porte si aprivano a gran velocità da dove uscivano uomini d’affari in giacca e cravatta, valigetta in mano ed i pantaloni ancora abbassati che ne frenavano la corsa. Andrea fece uno scatto degno di un centometrista, io le seguii spingendo in terra chi mi stava davanti. L’edificio era vecchio e in gran parte di legno, in poco tempo il fuoco cominciò ad avanzare, anche se poi una volta fuori c’erano già in azione i camion dei vigil che con le scale avevano già raggiunto la parte critica. Trovammo Rolando fuori, che ci aspettava dall’altra parte del marciapiede. Sapevo che eravate qua. Ci piace il rischio, risposi, si mise a ridere ed andammo in un bar a bere qualche birra. Sorrido ancora a quella sera che fu una delle poche “ normali “ e il giorno dopo ad un mese dalla partenza pure Rolando getto’ la spugna. Senza casa non ci danno lavoro e senza lavoro non ci danno casa, non ci resta che riprendere il treno e tornare in Italia. No risposi, io non torno, prendo un taxi, vado all’aeroporto e prendo il primo volo per Londra. Ma sai dove andare chiese Rolando . No, l’unica cosa che so che mi ha detto un cameriere al Club, quando arrivi ad Heathrow, prendi l’autobus per Victoria Station. Tu sei fuori mi rispose, tornammo in albergo,  presi lo zaino e subito dopo il taxi.