Lucio Dalla – Siamo Dei

Siamo dei e ci muoviamo nello spazio profondo,
corriamo dietro ai tuoni, ci pettiniamo,
e aspettiamo la fine del mondo
mentre tu, pover’uomo, non sei niente di speciale
devi anche lavorare e poi chiedere perdono
siamo dei, figli del sole
invece tu chi sei, tuo padre è stato il dolore.

Un momento, un momento, ho anch’io qualche argomento
ho un amico che è un campione di rock e riesce a ballare. Per tre giorni e tre notti senza doversi fermare
e un altro che ha la voce da basso e con una mira
che ti stacca la coda di un cane e con un sasso se lo tira
e poi ho un grande amore un amore di ragazza che mi aspetta
e se non torno esce pazza dal dolore poveretta
ed ogni estate do il mio voto e vado al mare
e resto nudo tutto il giorno
fa molto bene abbronzarsi e puoi nuotare
se mi vedessi quando torno

Ma cosa credi di fare, dove credi d’andare
non hai più aria per poter respirare.
Non c’è nessuno che ti possa aiutare
ed ogni giorno che che vola via,
scopri di avere una nuova malattia.

Oh…! Brutto uccello
ti ha mai detto nessuno che un dio
dovrebbe essere più bello
e poi non ho capito l’ultima riga  non sarà che a stare sempre nello spazio
hai imparato a portar sfiga.
Eh …! Su quale giornale scrivi?
Noi non siamo ancora morti
se possiamo guardarci in faccia
vuol dire che siamo ancora vivi.

Noi siamo dei e la tua vita è un inferno
o qualcosa di più atroce
potresti vivere anche tu in eterno,
se ti pentissi e se abbassassi un po’ la voce.

Oh…! Brutta specie di un aeroplano
ma non ti accorgi che stando in alto
vedi il mondo da lontano
e per che cosa mi dovrei pentire
di giocare con la vita e di prenderla per la coda,
tanto un giorno dovrà finire
e poi, all’eterno ci ho già pensato
è eterno anche un minuto, ogni bacio ricevuto
dalla gente che ho amato

Charles Bukowski

Devi bruciare
da cima a fondo
e poi magari per un poco
da sinistra a destra
e devi farti strapazzare
le budella
da un teppista
e da dame
indemoniate,
devi correre
sul ciglio della follia
barcollando,
devi bere
un fiume d’alcol,
devi patire la fame
come un gatto randagio
in inverno,
devi vivere
con l’imbecillità
di almeno una dozzina
di città,
e allora forse
forse
forse
per un fugace
maledetto
momento
puoi capire
dove sei.

C. Bukowski ( la canzone dei folli)

Ivano Fossati E di nuovo cambio casa

E di nuovo cambio casa

di nuovo cambiano le cose
di nuovo cambio luna e quartiere
come cambia l’orizzonte, il tempo, il modo di vedere
cambio posto e chiedo scusa
ma qui non c’è nessuno come me.E stasera sera do a lavare
il mio vestito per l’amore
cambio donna e cambio umore stasera
e stasera voglio uscire
che mi facciano parlare
voglio ridere e voglio bere
io stasera cambio amore
è tutto qui.

Ma sapere dove andare
è come sapere cosa dire
come sapere dove mettere le mani
e io non so nemmeno se ho capito
quando t’ho perduta
qui fioriscono le rose
ma dentro casa è inverno e fuori no.

E vendo casa per un motore
la soluzione è la migliore
un motore certamente può tirare
la mia fantasia un po’ danneggiata
e da troppo parcheggiata
e poi cambiare casa
come cambiano le cose così.

E gira, gira e gira, gira
si torna ancora in primavera
e mi trova che non ho concluso niente
io l’amore l’avevo in mente
ma ho conosciuto solo gente
e posso solo andare avanti
fintanto che nessuno è come me.

E gira, gira e gira, gira
si torna ancora in primavera
e scopro che non ho capito niente
e allora io stasera do a lavare
il mio vestito per l’amore
cambio donna e cambio umore
cambio numero e quartiere
fintanto che nessuno è come me.

Elba

Te ne sei andato in un freddo pomeriggio d’inverno. C’eravamo visti il giorno prima come succedeva spesso quando andavo a giocare al lotto e tu invece eri la per comprare il solito gratta e vinci. Eri pure felice perché eri riuscito a tornare a correre e avevi pure migliorato i tuoi tempi. Raccontavi del lavoro che tra poche settimane saresti tornato a coprire e niente dava a presagire un infame destino già segnato che ti ha tolto tutto e che non ci ha lasciato niente. Avevamo lavorato diverse stagioni assieme, condite da discussioni folli e così accese che una volta ci portarono pure a togliere il saluto reciproco. Tutto poi finì davanti l’ennesima bottiglia di vino che sancì una vera amicizia che durava da anni. Nel 2016 trascorremmo l’intera estate sulla parte più a ovest dell’isola, un’ora di macchina per andare e un’altra a fine giornata per tornare. Talvolta ero così stanco che mi faceva male il piede solo a premere L acceleratore. Mi incazzavo perché tu, molto spesso ti sdraiavi sul sedile e mettevi le scarpe sul cruscotto….Butta giù queste cazzo ti scarpe lezze di cucina ti dicevo…..e tu ridendo rispondevi….Ma vaffanculo te e questo cazzo dì macchina che non vale niente. La Fiesta è una merendina mica una macchina….Ancora non ci credo, la scorsa notte l’ho passata in bianco avrei voluto richiamare il Bob e chiedere se era tutto uno scherzo, il famoso scherzo del destino che ti fa domandare ma a che cazzo stiamo a fare qui? A perdere, a perdere tutto e a guardare le stelle per cercare quelle più luminose, se ce ne fossero.

Placebo Burger Queen

Slightly bemused by his lack of direction
Hey you, hey you
Came to this world by caesarean section
Hey you, hey you
Chooses his clothes to match his pallid complexion
Hey you, hey you
Now it takes him all day just to get an erection
Hey you
Things aren’t what they seem
Makes no sense at all
Things aren’t what they seem
Makes no sense at all
Goes out to cruise and to meet his connection
Hey you, hey you
He never scores he just gets an infection
Hey you, hey you
Dreams of a place with a better selection
Hey you, hey you
Still it takes him all day just to get an erection
Hey you
Things aren’t what they seem
Makes no sense at all
Things aren’t what they seem
Makes no sense at all
Things aren’t what they seem
Makes no sense at all
Things aren’t what they seem
Luxemburger…

To Simona

È una mattina fredda, il cimitero semi deserto, ti lascio la solita gerbera che a te piaceva tanto. Avrei tante cose da dire ma alla fine non riesco a spiccicare parola. Diciannove anni sono passati, un eternità eppure sembra ieri. Non sono ancora riuscito a combinare un cazzo, come sempre. Ma ci sto provando, almeno quello. Accendo una sigaretta, domani smetto, domani.

Frederick Prokosch

Che cos’è la pazzia? È una malattia che separa il pazzo dal resto del mondo? Oppure è una legge di natura che ci mostra il pazzo come un terribile avvertimento: un’allusione allo gnomo della pazzia che è in agguato dentro ognuno di noi, in agguato lungo tutta la storia e in ogni società, ridicolizzato o ignorato solo a rischio di quella convulsione che afferrerebbe la razza umana se tutti gli uomini fossero completamente “ sani di mente”? Oppure esiste una terza possibilità? Che la pazzia sia in realtà una parte della saggezza, e che nessuna visione abbia valore senza un guizzo di pazzia? Guardate i pensatori e i poeti sfiorati dalla demenza. Guardate Swift e Cowper, Blake. Dietro la loro pazzia si delineava l’ombra della saggezza.

Elba

Oggi è ancora nuvoloso, sono al parcheggio per sfamare i gattini nati lo scorso maggio. Ho chiesto aiuto a destra e manca, a tutte le associazioni animaliste possibili, ma niente, animalisti quando vogliono loro, animalisti, ma de sto cazzo. Il mare si gonfia e ribolle senza posa, come se un irritabile mostro vagasse nelle sue profondità. Le onde hanno ormai mangiato entrambe le spiagge, due spiagge  simili, divise dal promontorio sul quale ho il baretto ma a seconda della corrente quando il vento calerà, una di loro sarà ricoperta di alghe e l’altra invece completamente ripulita, misteri della natura. Continuo ad aspettare. Che cosa? Che si possa tornare a lavorare? Che si apra qualche porta? O che si chiuda? Il vento sibila. Ed io continuo ad aspettare.