Lisbona

Mi ero sbagliato…quello che si vede a Piazza del Commercio non e’ mare, ma bensi’ fiume….Sempre acqua e’…e ti fa stare bene comunque…chi invece continuo a trovare in hotel appena sveglio, e’ la faccia da cazzo del Francese….e poi in sala colazioni si siede sempre al centro, squadrando da capo a piedi tutte le persone che entrano….sembra un professore in attesa di esaminare studenti….Sono due giorni che cammino come un matto…qui poi, salite e discese sono all’ordine del giorno, la sera rientro con la lingua di fuori…Quello che mi ha piu’ colpito sono le decine di palazzi fatiscenti ed abbandonati che si trovano pure nelle zone centrali….Ci stanno mettendo mano, dice un signore…diverranno Hotels oppure appartamenti….e’ il momento buono x investire mi dice sorridendo….Magari….io al momento posso investire qualcuno a piedi….intanto visto che adoro porte e finestre vecchie da fotografare, mi posso togliere qualche sfizio…la citta’ sembra che stia cambiando pelle….la vita non e’ cara, sembra di pagare in vecchie Lire quello che si spende, anche se le paghe medie,dicono, non sono altissime….il traffico non e’ asfissiante come nelle nostre citta’, si cammina davvero bene e ci si sposta meglio….Non sono in molti quelli che vendono in strada, qualche Senegalese fuggito pure lui dall’Italia ed i loro importati dalle colonie…Angola, Capoverde, un po’ di Brasiliani ed altri, ma senza nessun eccesso e tutto molto tranquillo….Ho visto x ora, poi magari mi sbaglio, pochi Nordafricani, l’esatto contrario nostro, poi la solita comunita’ Cinese, Pakistani, Indiani, e gli immancabili Italiani….li noti subito x come si vestono e come si atteggiano….Chi e’ qui da qualche anno, pero’ sembra contento della scelta e poi i Portoghesi sono molto gentili e alla mano, sembrano un popolo tranquillo e di certo meno casinisti degli Spagnoli….Giudicare in meno di tre giorni non e’ il massimo, ma e’ un posto dove mi fermerei volentieri, dove ancora si vive decentemente….Pure Il clima e’ molto simile al nostro sud, solo le nuove case sono dotate di riscaldamento, piove poco e c’e’ sempre tanto sole…..quasi quasi….

Notte – Lucio Dalla

Notte sempre uguale senza chitarra da fine carnevale
liscia come un mare d’olio, scura come la rosa di uno scoglio
notte bianca come il vestito di una sposa
in leggera discesa
cosi’ che il corridore stanco si riposa
dura da masticare a pezzi fra i denti
notte da sputare cosi’ noiosa
che si addormenta sul divano e mi viene addosso
notte fredda con la mano della morte
che prende il cuore mio e poi lo b***a in un fosso
secca come la testa di una noce, notte senza piu’ voce
misteriosa da capo indiano che col suo cavallo
veloce mi parla da un monte lontano
notte di Praga con forti odori di guerra
da passare volando a pochi centimetri dal grano
della mia terra terra, terra, terra
terra non piu’ mia da quando quella notte sei andata via
notte povera e provocante
che da da’ fare in due tenendosi per mano
notte che stai finendo lontano
porta via dal rumore di chissa’ quale aereoplano
notte notte notte oh.

Tiziano Terzani

Visitare la Corea del Nord era il sogno di ogni giornalista a Pechino, ma anche nella capitale “sorella” era più o meno impossibile ottenere un visto. Io ebbi il mio grazie a Enrico Berlinguer, segretario del Partito comunista italiano che, passando dalla Cina sulla via di Pyongyang, fece mettere il mio nome fra quelli della sua delegazione in visita al “Capo Supremo”.

Pyongyang, Ottobre 1980

L’aereo che due volte la settimana porta i rari viaggiatori da Pechino a Pyongyang è una macchina del tempo. Uno lascia la Cina di oggi e in un’ora e tre quarti si trova catapultato nel 1984. La Corea del Nord è l’incubo della società totalitaria di Orwell fatto realtà. Qui i bambini non vanno semplicemente a scuola: ci marciano; la gente non lavora: lotta per la produzione. Le biblioteche hanno migliaia e migliaia di volumi, ma sono scritti tutti dalla stessa persona, tutto è pulito, organizzato, previsto. Tutti sono disciplinati, obbedienti e felici. Questo non è semplicemente un Paese. E stato ufficialmente dichiarato “il paradiso”, e Kim Il Sung, il presidente, non è semplicemente il suo capo da più di 35 anni, è dio perché lui sa tutto quello che c’è bisogno di sapere, ha trovato le risposte alle domande che i filosofi si sono posti da secoli, e persino gli uccelli cinguettano le sue lodi. Così almeno viene detto al visitatore ed è scritto quasi ogni giorno sui giornali.

Non fosse per i giardini pieni di fiori e le acacie sulle colline rigogliose e lungo il fiume, Pyongyang potrebbe apparire una città irreale, artificiale: una sorta di palcoscenico allestito per un film di fantascienza: ricca, coloratissima, ultramoderna, ma inquietantemente vuota. Le strade son larghe, ma con pochissime macchine. Le piazze son vastissime, ma senza gente. Tutto è leziosamente rifinito e curato: i parchi, i campi da gioco, i laghetti, ma nessuno sembra poterseli godere. Monumenti di marmo s’innalzano al cielo assieme a enormi edifici di vetro e cemento, e gioiose fontane zampillano inosservate con variopinti fiotti d’acqua. Ai crocevia i poliziotti in uniforme dirigono, silenziosamente, il traffico che non esiste. Ogni cento metri, nell’ombra di una porta, un agente in borghese scruta attraverso gli occhiali scuri le file perfette di case vuote.

La giornata nordcoreana è divisa in tre turni. Dietro i loro portoni chiusi le fabbriche non cessano mai di funzionare.

Oggi la città sembra più una metropoli scandinava che asiatica: gli uomini vestiti di scuro all’occidentale, con camicia bianca, cravatta e scarpe di cuoio sempre lustre; i bambini in uniformi rosse e azzurre; le donne in gonne variopinte come se fossero sempre nel costume nazionale assegnato loro per un qualche festeggiamento. Non ci sono segni di povertà. E difficile ottenere dati statistici in un Paese in cui tutto è espresso in percentuali e dove i funzionari si offendono se si chiedono loro dati specifici, ma il progresso è ovvio, lo si vede. Alte ciminiere vomitano colonne di fumo alla periferia della capitale, e i villaggi che si riescono a scorgere dalla macchina che corre senza potersi fermare appaiono ordinati e prosperi. Dalla culla alla bara il nordcoreano è nelle mani e sotto gli occhi dello Stato provvido. L’assistenza medica è gratuita, la scuola è obbligatoria fino a 17 anni. Nessuno paga le tasse.

“Niente al mondo ci fa invidia”, cantano i bambini; e il fatto che la gente crede davvero di vivere “in paradiso” è il più grosso successo del regime.

Per quasi trent’anni i nordcoreani sono vissuti come in una cella d’isolamento, completamente tagliati fuori dal resto del mondo di cui non sanno assolutamente nulla. Le radio che si vedono in ogni casa sono enormi, ma non hanno le onde corte. I giornali sono solo quelli in cui il nome del “Capo Supremo” è menzionato almeno cinquanta volte al giorno. Il risultato è semplice: la gente è davvero convinta che, per esempio, il muro di 240 chilometri che corre lungo la zona smilitarizzata fra nord e sud sia stato costruito dai terribili americani per impedire ai sudcoreani di andare a vivere nello splendido nord, che Seoul è una città di miseria e corrotta dalla “prostituzione e dal turismo”, che le condizioni di vita nel resto del mondo sono spaventose e che i popoli del globo non aspirano solo a studiare e a imparare le lezioni del “Capo Supremo”, Kim Il Sung.

Ventidue milioni di coreani lo hanno sul petto, in alto a sinistra, dove sta il cuore. I distintivi variano di colore, di forma e di misura. Variano a seconda della posizione che il portatore ha nella società, variano a seconda del grado di fiducia che il “glorioso ” capo ha in lui.

A differenza di quanto accadde ai tempi della Rivoluzione culturale in Cina, i distintivi non sono in vendita, né vengono distribuiti gratuitamente. Qui vengono conferiti. Bisogna meritarseli e gli stranieri in cerca di ricordi si sforzano inutilmente di portarsene via uno. (…) Lo Stato ha un controllo totale sulla popolazione ed è in grado di mobilitarla al minimo cenno. Ogni volta che una delegazione amica arriva a Pyongyang l’aeroporto si riempie di una folla che urla entusiasta, mentre un intero quartiere della città, cui è stato appunto ordinato di andare a inscenare la sua “spontanea manifestazione di benvenuto”, si svuota. Due anni fa, quando un’eccezionale ondata di maltempo minacciava di distruggere gran parte del raccolto, tutto il Paese venne mobilitato nel giro di poche ore e mandato in campagna: il raccolto fu salvato.

Nel Paese non esiste opposizione. Sebbene ogni tanto qualcuno scompaia dal proprio posto di lavoro e sparisca nel nulla, sebbene gli stessi funzionari del governo ammettano l’esistenza di prigioni per i “nemici di classe”… il cittadino nordcoreano non ha alcun margine di libertà. Viaggiare all’interno del Paese gli è proibito, a meno che non ne abbia speciali ragioni. Permessi ufficiali sono necessari per ogni movimento fuori del tracciato casa-luogo di lavoro. Pyongyang è l’unica città asiatica a non avere biciclette: anche questa un’astuta precauzione contro i potenziali pericoli della troppa mobilità individuale.

“Il grande, il rispettato presidente Kim Il Sung sorvegliò personalmente la costruzione e venne trecento volte a dare il suo consiglio”, spiega il direttore della gigantesca, lussuosa metropolitana di Pyongyang, dove ogni stazione è dedicata a un episodio della sua vita. Nessuno sembra ricordarsi che centinaia d’ingegneri cinesi furono mandati da Mao a costruirla, ma nessuno ricorda neppure che fu l’Armata Rossa sovietica a mettere Kim Il Sung al potere, alla fine della seconda guerra mondiale, dopo che lui si era preso il nome col quale oggi lo conosciamo, ma che allora era quello di un mitico guerriero ammirato da tutti e morto da tempo.

“Il grande, generoso capo volle questo edificio per il benessere del popolo”, ci dice come in trance la ragazza che guida il visitatore attraverso il mirabolante, magnifico Centro della salute, un immenso insieme di piscine, di sale per massaggi, saune, saloni di bellezza, palestre dagli impiantiti di marmo e le pareti di mosaico, con dottori e infermiere a disposizione di masse di cui non si vede mai traccia.

Un caso di follia collettiva? Può darsi. “Questo è l’unico Paese socialista in cui anche i gabinetti funzionano”, diceva un membro di una delegazione in visita ufficiale, usando uno degli splendidi orinatoi del teatro Masudè, dove le cellule fotoelettriche fanno scorrere l’acqua all’avvicinarsi dell’utetente.

Montescudaio

L’odore del mare….anche se erano passate solo un paio settimane in quel di Firenze, la prima cosa che ho fatto in questi giorni di riposo, è stata quella di andare a fare una lunga passeggiata sulla spiaggia con Jessika e Blue….Che poi, parlare di riposo, è una parola grossa….ho riposato fisicamente ma non mentalmente….gran parte dei soldi sono andati via x pagare parte di vecchie spese e di questi periodi se non lavori non guadagni….e allora meno riposi si fanno meglio è….e non finirò mai di ringraziare jessika che continua a supportarmi e specialmente a sopportarmi, visto che non riesco a venire a capo di tutti i miei casini, non riuscendo mai a ricambiare a dovere…….domani torno a Firenze senza però nessuna certezza lavorativa….”….Per il momento, dice lo chef ti faccio fare un’altra settimana, poi magari ti provano anche in sala nel frattempo….di più non posso fare….”…..”….Ok…rispondo….ok….e grazie comunque…”…..sorrido al pensiero delle parole dello chef……Poi ti provano anche in sala….ti provano….a cinquant’anni suonati ancora ti provano….forse, visto l’età e le tante scale che ci sono nel locale, vogliono provare la mia resistenza fisica….non può essere altrimenti…

Elba

Ancora qualche giorno e il primo mese senza lavoro volge al termine…E’ stata una mia scelta….o forse no….non lo sarebbe stata, ho solo preso la palla al balzo prima che spaccassi la faccia al responsabile e trovarmi in qualche guaio più serio…..ho detto basta…La situazione era divenuta pesante, a volte insostenibile…..Sono stati mesi  di vere e proprie battaglie….prima con il personale e dopo con il capo, eterno ignorante, fallito, inconcludente, falso, vigliacco e stronzo…..con una …sfacciataggine …micidiale…….Ha detto bene lo Chef che ho visto qualche giorno fa ad una festa di compleanno…..”…..Non capisce un cazzo ed oltre a non capire fa tutto il contrario di ciò che dice….”….Anche io non sono uno stinco di santo, anzi, ammiro lui che come altri sono riusciti a non perdere la pazienza….ma ho dovuto abbassare e chiudermi la bocca troppe volte….troppe….poi c’è un limte a tutto….e dopo il tutto perdo il controllo di me stesso….è sbagliato, lo so e lo ho ripetuto mille volte in passato….e continuerò a ripetermelo….Si ricomincia come ho gia’ fatto decine e decine di volte…..riprovare a rivedersi o svendersi come barman….cameriere….pizzaiolo….cuoco…..commesso….portiere……magari giardiniere e chissà che cazzo capiterà ancora….agli inizi ho lavato anche tanti…tanti piatti….specialmente lontano dall’Italia…..quando ancora i sogni non erano certezze e le certezze delusioni….Una canzone di Bennato dice…….un giorno credi di essere giusto e di essere un grande uomo….un altro giorno invece…..ricominciare da zero….