Virgilio – Eneide

Virgilio pensava già a quelle 49 anime ancora in mezzo al mare…poi dicono che studi a fare il latino e il greco…

Huc pauci vestris adnavimus oris. Quod genus hoc hominum? quaeve hunc tam barbara morem
permittit patria? hospitio prohibemur harenae;
bella cient primaque vetant consistere terra.
si genus humanum et mortalia temnitis arma,
at sperate deos memores fandi atque nefandi.

Qui, in pochi, nuotammo alle vostre spiagge.
Che razza di uomini è questa? O quale patria così barbara permette simile usanza? Ci negano il rifugio della sabbia; dichiarano guerra e ci vietano di fermarci sulla terra più vicina.
Se disprezzate il genere umano e le armi degli uomini, temete almeno gli Dei, memori del bene e del male.

Tiziano Terzani

…..Io ero felice….la casa era sull’acqua, come l’indovino di Hong Kong aveva suggerito che fosse…e la tartaruga, x me che ho vissuto tanti anni fra i Cinesi, era la simbolica quintessenza di una forza positiva. La leggenda vuole che una tartaruga possa vivere secoli ed è x questo che i Cinesi hanno da sempre messo sul dorso di grandi tartarughe di pietra o di marmo le steli con gli editti dei loro imperatori. Nella tradizione Cinese poi, la tartaruga ha un altro grande valore; è il simbolo del cosmo. La parte inferiore del guscio è un quadrato, la terra; quella superiore è un globo, il cielo. La tartaruga dunque racchiude in sé la totalità di spazio e di tempo e, siccome chi domina questi due elementi può capire il passato e leggere il futuro, la tartaruga è stata da sempre utilizzata nella divinazione. La semplice forma della tartaruga ha affascinato i Cinesi che in quella misteriosa combinazione di volumi e disegni geometrici hanno creduto di vedere sibillini messaggi lasciati loro dagli Dei…

Senecione

La pietà è l’essenza della venerazione e dell’obbligazione tra gli uomini e gli Dei, non l’adulazione per un mortale.

Apollo

E’ considerato il dio della musica e della poesia, oltre che delle arti divinatorie…Fratello gemello di Artemide, era figlio di Zeus, re degli dèi e di Latona, figlia di Titano…si racconta che quando Latona era incinta dei gemelli la dea Era, gelosa, proibì che le fosse offerto asilo in qualunque luogo della terra…Latona fù costretta a vagare errabonda senza pace, finché la accolse Delo, che fino a quel momento era stata un’isola galleggiante e sterile, e che nulla aveva da temere dalla collera della sposa di Zeus…I dolori del parto si prolungarono x 9 giorni e 9 notti…tutti gli dèi dell’Olimpo accorsero accanto a Latona, eccetto Era e sua figlia Ilizia. Alle grida strazianti della partoriente gli déi promisero ad Era una collana d’oro e ambra lunga 9 gomiti se Ilizia avesse aiutato Latona nel parto…Era, controvoglia, permise infine che la figlia si recasse sull’isola di Delo e aiutasse la giovane Titana…La prima a venire al mondo fu Artemide, che appena nata aiuto’ la madre a partorire il fratellino Apollo…Questi, seguendo le orme paterne, ebbe numerose avventure amorose, sia con ninfe che con donne mortali…una volta, mentre si trovava ad attraversare il paese dei tessali x una battuta di caccia, intravide sulle rive del fiume Peneo una giovane di strabiliante bellezza, che rispondeva al nome di Dafne…La fanciulla era in realta’ una ninfa che vagava per quelle lande desolate all’inseguimento di animali selvatici, che abbatteva con le proprie frecce x poi vestirne le pelli…la vista di quella bellezza schiva e acerba commosse il cuore del dio; ma quando cerco’ di avvicinarsi a lei, Dafne fuggì terrorizzata…Apollo si lancio’ all’inseguimento, e nel momento che stava x ghermirla, la ninfa, lasciandosi cadere a terra, esclamo’…”…O terra, accoglimi nel tuo seno e salvami…”….Aveva appena finito di pronunciare quelle parole che le sue gambe si tesero nel rigore della morte, i capelli si trasformarono in fronde e le braccia in rami, dai suoi piedi si protesero radici e il capo divenne la chioma frondosa di un albero…Apollo si inginocchio’ ai piedi del maestoso alloro in cui la ninfa si era trasformata e penso’…”…Dafne, d’ora in avanti tu sarai l’albero a me sacro, l’albero di Apollo. Le tue foglie cingeranno il mio capo, e saranno ornamento di guerrieri valorosi, di atleti che si copriranno di gloria, di poeti e cantori…”…