Londra 1990 parte trentesima

Nella lunga fila per entrare al Marquee l’odore del fumo si sentiva fino a metà di Tottenham Court road, era un via vai di canne che i ragazzi in attesa di entrare si stavano passando. Non c’era luna, le nubi si nascondevano intimorite dal buio e un po’ di vento spazzava via l’aria. Carlo non stava nella pelle, aspettava questo concerto da tempo, io che invece li conoscevo appena ero più interessato a qualche bel culo di ragazza che si muoveva appena davanti. Fu Andrea al Club Mediterranee a farmi sentire qualcosa di loro, anche se i suoi preferiti rimanevano Les Negresses Vertes un gruppo Parigino, dove come nei Mano Negra il cantante era l’anima, il leader, il trascinatore del gruppo. Infatti quanto Manu Chau ha lasciato la band sono praticamente scomparsi, per i Francesi invece fu la morte per overdose del cantante nel 1992 che ne decretò la fine, nonostante altri abbiano provato a sostituirlo, nessuno è mai riuscito ad avvicinarsi al suo inconfondibile timbro di voce. Anche Giuliana rimase affascinata da questa musica nel viaggio di ritorno da Siviglia nel ‘94, parlammo tanto di gruppi musicali, di viaggi, di mete, delle difficoltà da affrontare quando si parte all’avventura, e mi rimasero impresse alcune sue parole. La verità è che sfidi la sorte. A volte quando viaggi in paesi e culture lontani è come lanciare i dadi. Il destino può condurti in ogni momento del viaggio, in un labirinto d’amore e nuove conoscenze oppure nel lungo tunnel di un’ avventura pericolosa. Ogni viaggiatore conosce quel momento davanti allo specchio: l’ultima lunga occhiata alla propria immagine prima di dire: va bene, andiamo. La sicurezza è una grotta, una grotta calda e confortevole, ma la luce è fuori, dove corri dei rischi. La Spagna per ora non è stata una scelta azzeccata ma dovuta al fatto che la malattia sta facendo il suo corso, come vedi mi rimane poco da vivere dice, tu fratellino, mi chiamava sempre così, vai e torna a viaggiare, non ti fermare e non aver paura. E ogni volta che mi guardo allo specchio chiudo gli occhi e vado, ovunque, ogni volta che posso. Carlo ballava senza sosta come del resto tutti, il concetto fu memorabile, uno dei migliori che abbia mai visto anche negli anni futuri, salvo forse quello dei Radiohead, con Simona partimmo da Londra nel ‘98 per andare ad un loro concerto a New York. All’uscita Carlo mi disse che era felicissimo, era riuscito finalmente a sfogarsi dopo mesi di frustrazione e di ricordarmi che Domenica avevamo l’extra fuori Londra. Ci divertiremo anche lì disse, ormai siamo una coppia consolidata. Ci buttammo fra Soho e Leicester Square per smaltire i litri di birra che avevamo bevuto, il cielo era cambiato, le stelle la facevano da padrona, forse per il vento freddo che di era alzato, Carlo si gira e mi chiede…Un hot dog amico?..,Perché no…

Londra 1990 parte trentesimaultima modifica: 2021-05-11T13:54:03+02:00da apoloo1
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