Londra 1989 parte undicesima

Finisco al Mac alle dieci esco e giro per Edgware Road la c’è un pub dove fanno karaoke. Più che un karaoke mi sembra un Afterhours, cantano e ballano tutti, l’odore della birra è predominante anche sui profumi che usano le donne Inglesi, che a differenza delle donne Italiane non vanno a casa dopo il lavoro per cambiarsi, qui si spruzzano kili di deodoranti e profumi per coprire il sudore della giornata lavorativa appena conclusa, qui dopo lavoro si va dritti al pub. Carlo mi dice sempre…Mai leccare la fica ad una Inglese la prima sera, ti ritrovi in bocca un misto di piscio, sudore e deodorante. Lui va sempre dritto alla questione senza mezze misure e con gli anni poi ho accertato che non si sbagliava affatto. Si alza una nonnina di almeno 80 anni e mi chiede di sedere. È la fine, questa inizierà a parlare in slang Londinese mentre io capisco appena quello Italiano. Alla terza pinta mi trovo a parlare con tutti e non capisco un cazzo, ma il pub, la musica e la birra uniscono, puoi essere un manovale, un ingegnere, un broker della City, un cameriere o un avvocato, poca importa basta che butti giù litri di birra e anche se finisci i soldi c’è sempre qualcuno che ti sostiene. Torno a casa storto. Prendo la metro, spero non ci siano allarmi bomba perché con tutta la birra che ho bevuto piscio in continuazione. Esco e mi fermo a pisciare dietro un ristorante Chinese, qualcuno passa e impreca qualcosa, quando scoppi scoppi. Inizio a fischiettare come un uccellino, tanto non capisco un cazzo da normale figuriamoci da ubriaco. È l’ultima notte nella topaia con gli altri due. Piscio ancora sulla strada prima di fare le scale. Entro e li osservo per un poco, ascolto come russano in coro a fasi alterne, a volte unendosi in un poderoso ruggito quasi perfettamente a tempo, per poi separarsi in una serie di ansiti e ronfi. Mi fanno tenerezza, il Tedesco ha lo zaino pronto appoggiato all’armadio, ci ha messo pure due rotoli di carta igienica. Che ci farà durante il viaggio fino ad Heathrow. Forse ha diarrea. Mi butto sul letto vestito, tanto dovrò uscire più tardi per eliminare qualche litro di luppolo. Finestra, lavandino o visto che è l’ultima sera gli piscio per le scale.  Penso al frocio che domani mattina ci riceverà per la stanza, vaffanculo ho passato di peggio passerà anche questa. Mi affaccio alla finestra, tutto tace. Meno di un mese e mezzo fa eravamo a Parigi, io e altri due ragazzi con i quali avevo lavorato al Club Med di Donoratico. Sei mesi in una capanna con i bagni esterni in comune, mi incomincia a mancare una tazza tutta mia, ma almeno la’ faceva caldo e a 100 metri c’era la spiaggia. Qui fa freddo e a 100 metri il massimo che posso trovare è un albero e pisciare come un cane. Dopo un mese nella capitale Francese dove ti chiedevano se avevi casa quando cercavi lavoro e viceversa, alle ultime 500000 lire, loro decisero di tornare in Italia, io invece presi un aereo per Londra senza nemmeno sapere dove scendere, andare poi, l’ho deciso dopo. Ma sapere dove andare è come sapere cosa dire, cantava Ivano Fossati, è come sapere dove mettere le mani.

Londra 1989 parte undicesimaultima modifica: 2021-04-03T22:31:12+02:00da apoloo1
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